CaspaBLOG

Stay hungry, stay foolish! (Siate affamati, siate folli)

Scritto da admin lunedì J gennaio 2011

“Sono onorato di essere qui con voi oggi alle vostre lauree in una delle migliori università del mondo.
Io non mi sono mai laureato.
Anzi, per dire la verità, questa è la cosa più vicina a una laurea che mi sia mai capitata.
Oggi voglio raccontarvi tre storie della mia vita. Tutto qui, niente di eccezionale: solo tre [...]

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Magento per niubbi

Scritto da admin lunedì J febbraio 2010

Da oggi voglio tenere un “diario di bordo” che sia anche una piccola guida per chi vuole iniziare con MAGENTO il nuovo carrello elettronico free per creare shop online adeguati al web 2.0 e basati sulle più avanzate tecnologie del momento:
Vediamo i temi da trattare con ordine:
( per ora solo un breve elenco e prossimamente [...]

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Jonny Lee e lavagna Multitouch basso costo

Scritto da admin lunedì J gennaio 2010

Quando uno è forte è forte!

In questi tempi in cui bisogna stare attenti al budget, a causa della crisi economica, e nello stesso tempo si hanno esigenze di integrare le moderne tecnologie interattive nelle scuole si possono trovare delle soluzioni a basso prezzo che risolvono il problema senza intaccare le risorse importanti. Per esempio, invece [...]

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Che ricordi… lo ZX Spectrum 81+ .. erano gli inizi…

Scritto da admin lunedì, 25 agosto 2008

Oggi ho riscritto il titolo del blog e mi sono accorto di essere devvero vecchio nel mondo dei PC…
cosi’ ho cercato vecchie foto del sinclair zx spectrum dove iniziai a scrivere le prime righe di codice tipo .. :-) go sub , Load “” , e il magnifico circle 100,100,52 :-) e i primi giochi… “jetpack” , “cookie”, “pssst” “tutankhamun”… Mammamia!…

NI

Link utili: http://www.zxspectrum.hal.varese.it/
L’UNICO PUNTO DI RIFERIMENTO DI TUTTI GLI SPECTRUMISTI ITALIANI

Jetpack

Sinclair ZX SpectrumDa Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Il Sinclair ZX Spectrum, prodotto a partire dal 1982 dall’inglese Sinclair Research Ltd di Clive Sinclair, era un home computer dotato del processore a 8-bit Z80, di 16 kB ROM, di 16 kB di RAM espandibili a 48 kB, e di una caratteristica tastiera in lattice con 40 tasti multifunzione.

In Europa era il principale antagonista del Commodore 64 e conquistò una discreta fetta di mercato grazie al prezzo di listino più abbordabile e alle tante soluzioni costruttive adottate per contenere i costi, facendone per molto tempo il computer con il miglior rapporto prezzo-prestazioni.[1]

Lo Spectrum era dotato di un interprete per il linguaggio BASIC, in una versione modificata dalla Sinclair, presente nella ROM. I programmi erano forniti in forma di listato da digitare o memorizzati su nastro e potevano essere trasferiti con un semplice registratore per musicassette. Questa caratteristica, mentre costituiva il più grande limite della macchina (tempi di caricamento relativamente lunghi se confrontati ai costosi floppy disk dell’epoca e problemi di affidabilità quando venivano utilizzati registratori scadenti), ne era contemporaneamente il miglior incentivo economico, in quanto non era immediatamente necessario corredare il computer di costose periferiche; la velocità di trasferimento proposta era infatti di 1500 baud, che si traduceva in un’attesa di 5 minuti nel caso di programmi particolarmente lunghi. Il problema affliggeva anche altri micro computer dell’epoca: il Commodore 64 ad esempio proponeva una velocità di trasferimento su cassetta di soli 300 baud, richiedendo perciò tempi anche cinque volte superiori a quelli dello Spectrum; la situazione spinse le “software house” a sviluppare degli acceleratori software chiamati turbo tape, che nella seconda metà degli anni ‘80 ebbero successo su entrambe le piattaforme, raggiungendo i 3000-3300 baud, aggravando però ulteriormente il problema dell’affidabilità dei supporti.

Per la generazione dei suoni, come molti altri computer dell’epoca, lo ZX Spectrum era dotato di un piccolissimo buzzer controllato completamente dal software, in grado di generare esclusivamente segnali ad onda quadra. Grazie alla discreta velocità di calcolo del microprocessore questi limiti venivano comunque spesso superati con accorgimenti software: tramite accurate temporizzazioni infatti i programmatori sintetizzavano svariati effetti sonori, brani polifonici e addirittura un minimo di sintesi vocale. Il segnale sonoro poteva inoltre essere riprodotto, amplificato e (seppure in bassa qualità) campionato sfruttando gli stessi connettori messi a disposizione per il registratore a cassette. Questa caratteristica, che potrebbe sembrare banale, venne utilizzata per molte realizzazioni hardware di bassissimo costo, tra le quali la penna ottica e un modem RTTY per radioamatori: l’essenzialità degli schemi elettrici, principalmente costituiti da circuti per l’amplificazione e l’adattamento dei segnali, veniva infatti compensata con il software.

La grafica dello ZX Spectrum era gestita indirizzando direttamente la memoria video. La mappa dello schermo prevedeva 256×192 pixel, e il font di caratteri, di dimensioni 8×8 pixel, permetteva la visualizzazione di 24 righe da 32 caratteri (ogni carattere mandato a video dava infatti luogo al disegno di una bitmap di 8×8 pixel); con l’utilizzo di font più piccoli, si ottenevano fino a 85 caratteri per riga, utilizzati da alcuni software di word-processing (il “Tasword II” ad esempio visualizzava testo a 64 colonne).

Per utilizzare i colori senza consumare troppa memoria, i progettisti scelsero di far colorare solo le 32×24 aree di 8×8 pixel: ogni area 8×8 poteva avere 16 colori (otto di base più otto a luminosità maggiorata, “bright“), più la possibilità del flash (lampeggiamento, generato dall’hardware). In un’area di 8×8 pixel potevano essere presenti perciò solo pixel di due colori qualsiasi (più l’eventuale lampeggiamento); tentare di utilizzare un altro colore avrebbe cambiato gli “attributi” dell’intera area 8×8 (il cosiddetto effetto del colour clash, passione o fastidio di tanti programmatori Spectrum).

A differenza delle console per videogiochi dell’epoca (e di diversi home-computer indirizzati al mercato dei videogiochi), l’hardware dello ZX Spectrum non implementava i cosiddetti sprite, né vi erano porte joystick di serie. La velocità del processore e la semplicità di indirizzamento della pagina video permisero ugualmente la creazione di una vasta libreria di videogiochi, emulando gli sprite direttamente a software.

Il progetto commerciale dello Spectrum era inteso infatti alla vendita di un computer per appassionati della programmazione software. Nelle lunghe “battaglie” i fan dello Spectrum e quelli degli altri home-computer dei primi anni ottanta (in particolare l’americano C64), l’argomento principale degli “spectrummisti” era la possibilità di emulare a software, a velocità ragionevole, le caratteristiche che lo Spectrum non aveva.[1]

Sulla porta di espansione, documentata accuratamente nei manuali a corredo, furono realizzate una miriade di interfacce aggiuntive. La Kempston produsse interfacce per joystick e mouse. La Sandy produsse floppy drives da 400 e 800kb di capacità. La Mannesmann Tally vendeva una stampante a 9 aghi a 80 colonne con interfaccia parallela dedicata allo Spectrum. La Sinclair stessa produsse una mini-stampante a carta termica (la ZX Printer) e dei supporti di memorizzazione di massa (i problematici ZX Microdrive, costituiti di piccoli nastri magnetici interamente gestiti dal computer, che avrebbero dovuto sostituire a basso costo i drive per dischi).

Già a partire dalla fine del 1982 lo Spectrum 48Kbyte divenne lo standard, mentre la versione a 16Kbyte rimase in vita come alternativa economica o per uso didattico.

Furono prodotte varie versioni dello Spectrum: oltre alle prime a 16 e a 48 kB, possiamo ricordare quella con una tastiera vera derivata da quella del Sinclair QL (Spectrum +) e le ultime, dopo l’acquisizione del progetto da parte dell’Amstrad con BASIC esteso, 128 kB di RAM ed il registratore a cassette o il floppy incorporato (Spectrum +2 e Spectrum +3).

La dotazione iniziale comprendeva software per l’archiviazione, foglio elettronico, (Vu-File, Vu-Calc, Vu-3D, etc) e Basic.

La tastiera era costituita da un foglio in gomma sbalzata con quaranta tasti, ognuno dei quali poteva avere più significati e funzioni tra cui i comandi Basic scritti per esteso: in tal modo, oltre a permettere una maggiore velocità di redazione del software, si eliminava la possibilità di lasciare errori di sintassi nei listati, il che contribuì alla divulgazione di questo semplice ma assai utile linguaggio di programmazione.

Le piccole dimensioni, la velocità di calcolo e il prezzo relativamente basso lo resero popolare negli anni ottanta in tutto il mondo, tanto che se ne ebbero versioni clonate e praticamente uguali in estetica ma con nomi diversi. L’Inves Spectrum in Spagna, il Moscow e poi il Baltic in Russia, per fare soltanto alcuni esempi.

Negli anni ottanta, grazie alla massiccia diffusione dello ZX Spectrum e del Commodore 64, iniziò anche la prassi di distribuire nelle edicole le riviste con in allegato i programmi già pronti all’uso, spesso frutto dell’ingegno dei lettori.

Pssst

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Tutankhamun

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